Buongiorno,
Condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Un listino dalle due anime per gli “industriali”, con Rame, Alluminio e Zinco in forte sofferenza, mentre per Nichel e Stagno i segnali sono stati più che positivi.
La spaccatura che ha riguardato il listino dei metalli industriali in ambito tendenze prezzi, soprattutto nel corso delle ultime sedute della settimana scorsa, evidenzia che verranno sempre meno, forme di strette correlazioni tra esse e quello che accadeva in un recente passato.
L’individualità nel procedere all’analisi di come si muoveranno i prezzi di ogni singolo metallo LME, sarà quindi la metodologia più efficace e sicura da adottare fin da subito.
La difficile settimana dei metalli a maggiore “capitalizzazione” all’interno del listino di Borsa, in particolare Rame, Zinco e Alluminio, va in totale contrapposizione rispetto all’ambito di positività dei riferimenti di Nichel e Stagno.
La discesa settimanale del prezzo USD 3mesi del Rame di oltre 2 punti percentuali nella serie complessiva delle registrazioni delle quotazioni annotate durante l’intera “cinquina” di sedute, esprime al meglio questo concetto.
Un elemento non secondario per risollevare le sorti dei metalli che più hanno patito negli ultimi otto giorni e dare maggiore slancio a quelli che hanno già chiuso positivamente lo stesso periodo, potrebbe essere individuato nel cambio tra euro e dollaro, visto il possibile stato di contrazione del valore della moneta statunitense nei prossimi giorni.
Inerzia ribassista per il Rame
Il Rame resterà comunque condizionato ancora per alcune sedute LME dall’azione della cosiddetta “inerzia ribassista”, che non escluderà che la sua quotazione di Borsa espressa in dollari e riferita alla scadenza 3mesi andrà a posizionarsi sotto la linea dei 9800, annullando totalmente la progressione che il metallo aveva messo sul campo dalla seconda settimana di marzo.
Stessa sorte del Rame anche per lo Zinco
I concetti espressi sul Rame possono essere ribaditi parlando dello Zinco, pur con alcune differenziazioni per quanto lo riguarda, la prima è l’entità della flessione settimanale, risultata del 3,2% rapportata al valore USD e replicando il dato di Borsa di fine febbraio. Il dettaglio di un possibile cambio d’indirizzo di prezzo sarà ipotizzabile in area 2830 dollari.
Le leghe, Ottone e Zama
Le definizioni dei prezzi di mercato delle leghe di Ottone e Zama difficilmente potranno esprimere a pieno le variazioni ribassiste ancora ipotizzabili per Rame e Zinco nel corso delle prossime sedute al LME. Le ragioni principali risiedono nella difficile reperibilità dei rottami necessari per le produzioni delle leghe e dalle molte legittime riserve da parte dei commercianti nel vendere ai prezzi attuali i lotti in giacenza presso i loro depositi.
Forte flessione per l’Alluminio
Il “trittico” si completa con la forte flessione del valore USD di Borsa dell’Alluminio, presentando una retrocessione del suo dato dollari 3mesi del 3% circa negli ultimi otto giorni, anche se è opportuno sottolineare che il metallo è in calo costante dalla seduta LME del 12 marzo, accumulando da quella data una riduzione del valore dollari 3mesi pari a 6 punti percentuali e posizionando l’attuale riferimento a quello visto nella prima decade di gennaio.
Il nuovo punto di allineamento per una sorta di ripresa del prezzo LME 3 mesi dell’Alluminio o di riferimento di arresto della flessione e relativa stabilità, è al momento fissato a 2530 dollari.
Nichel in progressione positiva
Le note meno pesanti giungono dal Nichel, capace di produrre una progressione positiva su base settimanale dell’1,3% in riferimento al dollaro, anche se nell’immediato peserà lo stato di difficoltà di molti metalli a riprendere la via dei rialzi, a partire dal Rame e che quindi depotenzierà sensibilmente lo stato di crescita del suo valore 3mesi.
Piombo in stato di allerta per il rallentamento dei consumi cinesi
Il consumo di Piombo in Cina è in rallentamento, anche in funzione di uno stato di allerta preventivo da parte dei produttori di batterie, in relazione agli effetti dei dazi statunitensi sulle auto elettriche.
Lo stato attuale del prezzo USD del Piombo presenta una sostanziale stabilità nell’arco temporale degli otto giorni, anche se la flessione effettiva andrebbe parametrata rispetto al punto di massimo relativo settimanale registrato nel corso della seduta del 26 marzo e quantificabile in un arretramento del 3%, ma che mira diretto ad una collocazione stimata intorno ai 2010 dollari 3mesi, prezzo più basso da inizio di febbraio.
Stagno in forte rialzo anche per via del terremoto in Myanmar
La massima espressione rialzista l’ha comunque riportata lo Stagno, dove ad una già vivace situazione di rialzi avuti nel corso della settimana, nella mattinata di venerdì si è aggiunta la notizia del forte sisma registrato in Myanmar e zone limitrofe, tra le più importanti per la raffinazione di questo metallo.
Il picco di massimo relativo registrato al LME dallo Stagno avrà nel corso delle sedute settimanali una sua rimodulazione ribassista, ma riporterà in ogni caso una stabilizzazione del prezzo in prossimità della linea del 36mila dollari 3mesi.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Crisi dei metalli UE: da Bruxelles tante belle parole, ma seguiranno i fatti?
La UE accelera sui metalli critici con 47 progetti strategici per ridurre la dipendenza dalle importazioni, mentre i settori dei metalli tradizionali lottano per sopravvivere.
La Commissione Europea ha identificato 47 progetti strategici (Steel and Metals Action Plan) con l’obiettivo di rilanciare il settore dei minerali critici e ridurre la dipendenza dalle importazioni, in particolare dalla Cina.
Questi progetti beneficeranno di una corsia preferenziale per le autorizzazioni, con tempi massimi di 27 mesi per le miniere e 15 mesi per gli impianti di lavorazione, oltre all’accesso a finanziamenti a livello europeo e nazionale.
L’elenco dei progetti è fortemente orientato ai materiali per batterie, come litio, cobalto, nichel e grafite, ma comprende anche elementi più rari come gallio, germanio e tungsteno.
I progetti, distribuiti in 13 stati membri, coprono l’intera filiera, dalla produzione al riciclo fino alla ricerca di materiali sostitutivi.
L’obiettivo è quello di soddisfare pienamente i benchmark di produzione interna per litio e cobalto entro il 2030 e fare progressi significativi per altri materiali chiave come nichel, manganese e grafite.
Un caso emblematico è quello del gallio, utilizzato nei semiconduttori e attualmente soggetto a restrizioni all’export da parte della Cina, per il quale il progetto METLEN in Grecia dovrebbe garantire l’autosufficienza europea entro il 2028.
Parallelamente, la Commissione ha ricevuto 46 candidature per progetti situati fuori dall’Unione Europea (UE), la cui selezione sarà decisa in un secondo momento.
La grave crisi dei metalli in Europa
Le ambizioni dell’Europa nel settore dei nuovi metalli per l’energia contrastano fortemente con la crisi che sta colpendo la produzione tradizionale di metalli nel continente.
La produzione di acciaio della UE è scesa da 160 milioni di tonnellate nel 2017 a 126 milioni nel 2023, con un tasso di utilizzo della capacità produttiva intorno al 65%, considerato insostenibile dalla Commissione.
Il settore dell’alluminio ha subito perdite significative nella capacità produttiva primaria e circa la metà di quella rimanente è ferma dal 2021.
Uno dei principali problemi identificati dalla Commissione è il costo elevato dell’energia.
Dopo l’impennata dei prezzi del 2022 a seguito della guerra tra Russia e Ucraina, le tariffe sono diminuite ma rimangono ben al di sopra della media storica e dei livelli statunitensi.
La tempesta dei dazi e la guerra dei rottami
Oltre alla concorrenza cinese e ai costi dell’energia, un’ulteriore minaccia per il settore europeo dei metalli arriva dagli Stati Uniti. I dazi imposti dall’amministrazione di Donald Trump, in particolare quelli sull’alluminio, potrebbero provocare un afflusso di metalli sul mercato europeo.
Per rispondere a questa minaccia, l’Europa sta valutando misure protezionistiche, con il rischio di un’ulteriore frammentazione del commercio globale.
Un’altra preoccupazione crescente riguarda il commercio dei materiali riciclati.
Mentre gli USA impongono dazi del 25% sulle importazioni di alluminio, questi non si applicano ai rottami, incentivando un aumento dell’export europeo verso il mercato statunitense.
Le esportazioni di rottami di alluminio dalla UE erano già destinate a raggiungere un record di 1,3 milioni di tonnellate lo scorso anno e la tendenza potrebbe accelerare con la domanda americana. Anche i riciclatori di rame europei temono che i dazi USA possano attrarre più materiale verso gli Stati Uniti.
È troppo tardi?
Per contrastare questa fuga di risorse, la Commissione si è impegnata a proporre entro il terzo trimestre dell’anno misure commerciali appropriate per mantenere più rottami all’interno della UE, comprese restrizioni reciproche nei confronti dei paesi che applicano dazi sui metalli o che bloccano l’export di materiali riciclati.
La UE sta cercando di recuperare terreno nel settore dei metalli critici, ma potrebbe essere troppo tardi per rimediare ai gravi errori del passato. Come sottolineano molte aziende del settore, alle belle parole dei burocrati di Bruxelles dovrebbero seguire azioni concrete e tempestive.
Come ha detto Paul Voss di European Aluminium: “Una strategia da sola non manterrà operative le nostre aziende “.
APPROFONDIMENTO

Centrale nucleare
Svolta storica dopo 40 anni: l’Italia potrebbe tornare al nucleare
Il governo italiano ha approvato una legge per revocare il divieto di circa 40 anni fa sull’energia nucleare, con l’obiettivo di stabilire un quadro normativo completo per la produzione sostenibile di energia nucleare.
A fine febbraio, il governo italiano ha adottato una legge che segna una svolta epocale nel panorama energetico nazionale: l’annullamento del divieto sul nucleare in vigore da oltre quarant’anni.
La normativa, che deve ancora ottenere l’approvazione del Parlamento, prevede l’adozione di decreti specifici per rilanciare il settore dell’energia nucleare in Italia.
Secondo il Ministro dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, il nuovo codice nucleare unificato dovrebbe essere pronto entro la fine del 2027.
Un quadro normativo per il nucleare sostenibile
La legge approvata mira a creare un quadro normativo completo per la produzione sostenibile di energia nucleare. Questo include la produzione di energia, la dismissione e lo smantellamento delle centrali esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi, la ricerca e sviluppo sull’energia da fusione, nonché la riorganizzazione delle competenze e responsabilità nel settore.
Il fulcro della nuova strategia energetica italiana è l’impiego di reattori modulari di piccole (SMR) e medie dimensioni (AMR), che vengono fabbricati in serie e installati direttamente sul sito designato.
Queste tecnologie emergenti sono più economiche ed efficienti rispetto ai reattori nucleari tradizionali, e vengono progettati su misura per ciascun impianto. Inoltre, vantano sistemi di sicurezza passiva che le rendono più sicure rispetto alle generazioni precedenti.
Il governo ha posto l’accento proprio su questi progressi in termini di sicurezza ed efficienza per giustificare il superamento del referendum del 1987 che vietava la produzione di energia nucleare nel paese.
La bozza di legge afferma che il paese deve “rompere rispetto agli impianti nucleari del passato “, puntando “sull’impiego delle migliori tecnologie disponibili, incluse quelle modulari e avanzate “.
Vantaggi economici e indipendenza energetica
Viene stimato che, se il 11% del mix energetico nazionale fosse coperto dal nucleare entro il 2050, il nostro paese risparmierebbe circa 17 miliardi di euro sui costi di decarbonizzazione.
Secondo le proiezioni riportate da Reuters, il nucleare potrebbe arrivare a coprire addirittura il 22% della produzione energetica nazionale, qualora il piano venisse adottato integralmente dal Parlamento.
La prospettiva di un’energia meno costosa è particolarmente allettante in un momento in cui l’Italia affronta una grave crisi energetica. Dipendiamo fortemente dalle importazioni di gas naturale e i cittadini stanno affrontando bollette elettriche tra le più alte d’Europa.
A gennaio 2025, i costi dell’elettricità in Italia risultavano superiori del 25% rispetto alla Germania, del 40% rispetto alla Francia e del 48% rispetto alla Spagna, con un aumento del 44% su base annua.
Rafforzare la produzione interna di energia attraverso il nucleare consentirebbe all’Italia di ridurre la dipendenza dalle importazioni e di proteggersi dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali.
Un trend globale: il ritorno al nucleare
Il nostro paese non è l’unico a riscoprire il nucleare. Anche il Giappone, dopo aver abbandonato l’energia atomica in seguito al disastro di Fukushima del 2011, ha recentemente annunciato un ritorno alla produzione nucleare.
A livello globale, il settore sta vivendo una rinascita, trainato dalle nuove tecnologie e dalla crescente necessità di decarbonizzazione. A differenza delle fonti rinnovabili come il solare e l’eolico, che dipendono dalle condizioni atmosferiche, l’energia nucleare garantisce una produzione costante senza emissioni di carbonio.
“Con il nucleare di ultima generazione, insieme alle rinnovabili, potremo raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione garantendo al contempo la piena sicurezza energetica del paese “, ha dichiarato il ministro Pichetto Fratin. “In questo modo, l’Italia sarà pronta ad affrontare le sfide del futuro “.
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